E' consigliato parlare con gli sconosciuti ...
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venerdì 21 aprile 2017
domenica 8 maggio 2016
sabato 16 aprile 2016
PattiSmizzazione Completata
Here's the Hope Six Demolition Project
Stretching down to Benning Road
A well-known "pathway of death"
At least that's what I'm told
And here's the one sit-down restaurant
In Ward Seven, nice
OK, now this is just drug town
Just the zombies, but that's just life
In the Community of Hope
The Community of Hope
The Community of Hope
The Community of Hope, hope, hope, hope
Here's the highway to death and destruction
South Capitol is its name
And the school just looks like shit-hole
Does that look like a nice place?
Here's the old mental institution
Now the Homeland Security Base
And here's God's Deliverance Centre
A deli called M.L.K
In the Community of Hope
The Community of Hope
The Community of Hope
The Community of Hope, hope, hope, hope
They're gonna put a Walmart here
They're gonna put a Walmart here
They're gonna put a Walmart here
They're gonna put a Walmart here
They're gonna put a Walmart here
They're gonna put a Walmart here
They're gonna put a Walmart here
They're gonna put a Walmart here
domenica 10 gennaio 2016
"Con la falce mieto i racconti vostri ..."
Nel Paese dei Coppoloni sarà al cinema il 19 e 20 gennaio, mentre il nuovo album - Le canzoni della Cupa - è in uscita a marzo.
Vinicio in versione mietitore di racconti, si rituffa - dopo il progetto de La Banda della Posta (2013) - nelle proprie origini irpine (Calitri è la quarta città al mondo con la più alta qualità di vita degli anziani, notevole).
Andando a rinominare un territorio cui è affettivamente legato, con lo sguardo che illumina in modo inconsueto anche i dettagli più polverosi, alla maniera di un cantore della desolazione che però desolazione non è. Forse, più propriamente, una delle ultime frontiere del nostro occidente, non perturbata sino all'irriconoscibilità da mani umane, perché dimenticata.
E qui il fascino dello Sponz Fest (festival musicale e letterario gratuito, organizzato nell'agosto 2014 tra le stazioni abbandonate della linea ferroviaria irpina) emerge con chiarezza genuina. Tra reading di Dan Fante, figlio di John, e musiche folkloristiche che risuonano da est a ovest, dai rumeni Fanfare Ciocarlia al tex-mex, ma anche da nord a sud - da Robyn Hitchcock ai maliani Tinariwen - scopriamo ancora una volta che i confini e le frontiere sono un altro modo per dire di relazioni e connessioni profonde, che trascendono la semplice vicinanza geografica.
Che dire ... con il ritorno in grande stile di Vinicio il 2016 si preannuncia senza dubbio scoppiettante ;-)
giovedì 29 ottobre 2015
Immersioni
Ho un rapporto un po' controverso con Joanna Newsom, specialmente con il suo disco precedente (il triplo, monumentale Have One On Me del 2010).
Ma la ragazza ha talento, cristallino, e in quantità tale da poterlo distribuire ai poveri.
Negli ultimi giorni, in macchina, mi è capitato di ascoltare ripetutamente Divers (Drag City, 2015). Più lo frequento e più mi piace, da morire.
Difficile isolare i pezzi l'uno dall'altro, poiché si presentano senza soluzione di continuità.
Sembra una colonna sonora.
Di un film che non è ancora stato girato, di una sceneggiatura che non è ancora stata scritta.
Di una vita che ha ancora da essere vissuta.
Applausi a Joanna e alla sua poesia.
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mercoledì 30 settembre 2015
mercoledì 2 settembre 2015
Draft Morning
Uno dei miei pezzi preferiti da uno dei miei album preferiti dei Byrds (The Notorious Byrd Brothers, 1967). Da rabbrividire, totalmente straniante, e per l'idea di musica che c'è dietro (il classico pezzo psichedelico 'alla Byrds', che avanza sospeso e leggiadro sino allo scontro/sovrapposizione con spari e fanfare militari), e per quel che racconta il testo (ecco il paradosso: un suono così dolce non lo si immaginerebbe mai corrispondere a simili tematiche ... eppure quelli erano gli anni della guerra in Vietnam).
Buon ascolto e buona lettura.
The Byrds
Draft Morning
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lunedì 31 agosto 2015
A shot in the arm
You've changed
Oh, you've changed
What you once were isn't what you want to be any more
sabato 25 aprile 2015
Wap Do Wap
Vola leggero come un palloncino questo Akö
(2015, No Format), suonando lieve e felicemente incatalogabile.
Forse glocal-pop? Gioco inutile quello delle categorizzazioni.
So solo che il camerunense Blick Bassy mi ha fatto svegliare un giorno con la melodia di Tell Me nelle orecchie (e nel cuore). Ed è stato un gran dolce risveglio.
domenica 15 marzo 2015
The lady sings the blues
Credo che, insieme a The Man Who Sold The World di Bowie rifatta e resa immortale dai Nirvana, molte delle interpretazioni di Odetta si possano annoverare nell'olimpo delle cover ancor più 'originali' dei brani originali.
L'intero disco Odetta Sings Dylan (1965) ne è la prova: la delicata trama chitarristica in The Times They Are A-Changin' eleva, se possibile, la canzone, rendendola ancor più preziosa. Il blues di With God On Our Side, che peraltro pervade tutto l'album: lo si annusa in ogni anfratto, lo si respira in ogni corda pizzicata.
Masters Of War porta ad un ulteriore livello di significato la parola 'sublime'.
E poi quella voce ...
E poi quella voce ...
sabato 14 marzo 2015
Musica per un società senza pensieri
Un viaggio. O meglio, un viaggio sognato. Guidati da una mappa immaginaria dove l'Ucraina confina con la Francia, dove è sufficiente aprire una finestra per rimirare tetti di pagode e giungle vaporose. Dove l'oriente può essere scorto attraverso un convergere di specchi e immediatamente dopo - mi volto, non fosse che per accertarmi della sua natura (miraggio? allucinazione? sogno? realtà?), sfugge alla presa per divenire altro. Gioco di metamorfosi e paradossi à la Borges, è già tempo di banjo e ukulele. O era un oud? Inutile che cerchi di seguire una rotta, perché qui non si tratta di trovare il filo d'Arianna per uscire dal labirinto. Il senso è perdervisi, gioiosamente e rinunciando alla tentazione di porre in categorie e di rinchiudere entro dei confini il flusso della musica e della vita.
Mauro Ottolini e sodali hanno il pallino dei viaggi immaginari: splendido il racconto musicale di Bix Factor (2012), incentrato, seppur con una serie di balzi temporali, sul jazz degli anni Venti americani e sui suoi protagonisti.
Qui il discorso viene ampliato, i materiali sono differenti, e più che di jazz verrebbe da parlare di musica 'folk', nella sua accezione di musica 'popolare', suonata dal popolo per il popolo: la narrazione scorre libera, innervando il corpo e il cuore di questa nostra (cara, vecchia) T/terra. Come a ricordarci che l'Orchestra della Società senza Pensieri siamo anche un po' tutti noi. Ciascuno, insieme a tutti gli altri, responsabile della propria musica, e del proprio contributo alla musica suonata insieme.
Un plauso particolare alla magnifica ed eclettica Vanessa Tagliabue York, in grado di passare come se nulla fosse dalla chanson al canto medio-orientale e quant'altro. Ad un certo punto sembra quasi di ascoltare la voce di Yma Sumac provenire in diretta: non dalle vette andine ma dalla Malesia salgariana.
Una magia che speriamo si ripeta in un ipotetico Volume 2.
Qui si può trovare la storia dell'Orchestra della Società senza Pensieri.
"Innanzitutto ci chiediamo: potrebbe esistere ai giorni nostri un'Orchestra della
società senza pensieri, visto che a quanto sembra la nostra società di pensieri
ne ha fin troppi? E come dovrebbe essere la musica per una società senza
pensieri?
Noi vogliamo una musica che aiuti ad ascoltare quello che è diverso
da noi, con un atteggiamento di interesse e curiosità; una musica che ci
consenta di comunicare con gli altri quando le parole non bastano; una musica
che raccolga dentro di sé tutto il paesaggio sonoro della civiltà in cui
viviamo, dai suoni della pietra a quelli del mare. Ci vorrebbe una musica capace
di far ballare e cantare tutti i popoli sotto un unico cielo, su uno stesso
fazzoletto di terra, ognuno nella propria lingua e al ritmo della propria gente,
ma insieme. Fantasia e realtà ancora una volta si abbracciano per dare vita a
un'avventura straordinaria in cui non ha più importanza sapere dove finisca
l'una e dove cominci l'altra. Siamo tornati indietro di un secolo e abbiamo
riscoperto delle cose che altrimenti sarebbero cadute nell'oblio: per noi questa
orchestra è diventata la chiave per aprire una porta".
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mercoledì 4 marzo 2015
Magic mushrooms? Nah, Vizio di forma!
Un noir psichedelico con attori, regia e colonna sonora da urlo: un detective fattissimo - uno splendido e mai così esilarante Joaquin Phoenix - al posto del Philip Marlowe o Sam Spade di turno, ed un immaginario hippy/lisergico al posto di uno legato al proibizionismo e ai gangster.
Non chiedetemi cosa succede nel film però. Anche perché potrebbe essere stato frutto di un'allucinazione collettiva ... così come la presenza di Joanna Newsom ;-)
N.B.: l'uso non solo ambientale della musica...Vitamin C dei Can si sente quasi per intero, non soltanto creando uno sfondo sonoro per le sequenze senza dialoghi ma facendo anche da contrappunto agli scambi tra i personaggi ...
sabato 21 febbraio 2015
In attesa di Carrie & Lowell ...
Sufjan Stevens
Live @ Austin City Limits,
17 settembre 2006
The Lord God Bird
Casimir Pulaski Day
Jacksonville
The Predatory Wasp Of The Palisades Is Out To Get Us!
Detroit, Lift Up Your Weary Head! (Rebuild! Restore!
Reconsider!)
A Good Man is Hard To Find
The Dress Looks Nice On You
Chicago
Ho sentito il nuovo singolo, No Shade In The Shadow Of The Cross, e apparentemente il ritorno al folk è cosa certa ... speriamo bene, perché il Sufjan elettronico che abusava di autotune (The Age Of Ads, bbbbrrrr) mi sembrava un clone dell'originale ...
P.S.: qui c'è una toccante intervista che spiega la nascita e il processo, non solo creativo, alla base del disco. Un Sufjan più nudo che mai.
"I'm being explicit about really horrifying experiences in my life, but my hope has always been to be responsible as an artist and to avoid indulging in my misery, or to come off as an exhibitionist. I don't want to make the listener complicit in my vulnerable prose poem of depression, I just want to honor the experience. I'm not the victim here, and I'm not seeking other peoples' sympathy. I don't blame my parents, they did the best they could".
P.S.: qui c'è una toccante intervista che spiega la nascita e il processo, non solo creativo, alla base del disco. Un Sufjan più nudo che mai.
"I'm being explicit about really horrifying experiences in my life, but my hope has always been to be responsible as an artist and to avoid indulging in my misery, or to come off as an exhibitionist. I don't want to make the listener complicit in my vulnerable prose poem of depression, I just want to honor the experience. I'm not the victim here, and I'm not seeking other peoples' sympathy. I don't blame my parents, they did the best they could".
giovedì 19 febbraio 2015
Song for Aslan
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martedì 9 dicembre 2014
Cult Records # nonmiricordopiù
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domenica 30 novembre 2014
Los Angeles, Pianura Padana
Guano Padano - Americana
[Ipecac, 2014]
E' curioso, anzi, forse nemmeno poi tanto. Alessandro Stefana, Zeno De Rossi e Danilo Gallo hanno un'inventiva, una passione per le radici che guardano altrove e un talento tali da irridere dei Black Keys qualsiasi. Eppure si fanno scelte diverse, con esiti profondamente differenti.
Dopo un debutto entusiasmante (Guano Padano, 2009), un buon secondo album di assestamento (2, 2012), giungono al varco della terza prova, quella della conferma. E optano - l'immagine di copertina, una fotografia originale del 1937, è più che eloquente - per la strada più polverosa e meno comoda.
Un concept sulla letteratura americana "di frontiera" del Novecento, un tributo a miti quali John Fante, Ernest Hemingway, William Faulkner, John Steinback, Edgar Lee Masters e altri che, mea culpa, non conosco. Ma non solo. Quella dei Guano Padano è una "Americana" che non dimentica il merito delle radici italiche: e nel riconoscere il ruolo fondamentale di scrittori come Elio Vittorini, Cesare Pavese e intellettuali come Fernanda Pivano, nel tradurre, organizzare in antologie e conferire visibilità e valore a opere di autori americani anche su suolo nostrano, e nell'attribuire il giusto plauso a opere quali La Luna e i Falò, Lavorare Stanca, Americana.
Ciascun brano è ispirato ad un racconto, un episodio letterario, un romanzo specifico, tutti accuratamente segnalati nel booklet con titolo originale, pubblicazione e traduzione italiana. Per quanto riguarda la musica, c'è forse più frammentarietà del passato: un senso di smarrimento perfettamente calato nello spirito dell'opera, che guarda un po' meno al cinema e all'immaginario western, e tende invece maggiormente a un'idea personale di integrazione di spunti artistici - musicali, letterari e cinematici.
Ciascun brano è ispirato ad un racconto, un episodio letterario, un romanzo specifico, tutti accuratamente segnalati nel booklet con titolo originale, pubblicazione e traduzione italiana. Per quanto riguarda la musica, c'è forse più frammentarietà del passato: un senso di smarrimento perfettamente calato nello spirito dell'opera, che guarda un po' meno al cinema e all'immaginario western, e tende invece maggiormente a un'idea personale di integrazione di spunti artistici - musicali, letterari e cinematici.
Da segnalare la presenza di Dan Fante, figlio di John, e Joey Burns dei Calexico, entrambi ospiti in veste di narratori.
A voler comunicare, forse, che è una questione più di geografie mentali ed esperienziali che non di cartine di luoghi specifici.
Ad ogni modo auguriamoci che anche la prossima volta non decidano di rilassarsi, prendendo il "treno" come invece consigliava quasi un secolo fa il cartellone pubblicitario.
Perché viaggiando comodi non si può provare la sensazione del sole sul viso e della polvere sulla pelle; si perderebbe gran parte dei dettagli. Ed è nei dettagli che abitano le differenze e gli sguardi, peculiari, autentici, di ciascuno.
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mercoledì 8 ottobre 2014
Coisa Boa
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sabato 24 maggio 2014
Facce da culto: Adrian Raso & Fanfare Ciocarlia - Devil's Tale (2014)
venerdì 14 marzo 2014
Il poeta è un fingitore?
Niente da fare. La magia di Sea Change (2002) non si ripete dodici anni dopo, anche se atmosfere e grafica di copertina di questo Morning Phase (2014) riportano a quel periodo. Impeccabili pezzi di folk dolente con arrangiamenti per lo più orchestrali, raffinatissimi e pure con quella punta di inquietudine esistenziale. Ma dove sono l'urgenza e le ferite aperte o in fase di rimarginazione di Sea Change?
Sono una rompicoglioni, è vero, Morning Phase è comunque un buon disco; d'altra parte noi conosciamo creando confini e categorie, dunque è inevitabile fare raffronti. Sarà che l'abile musicista e manipolatore di suoni Beck Hansen ha codificato, tra gli altri, anche il suo stile 'folk', sublimandolo in una forma compiuta e definitiva, ma perdendo in freschezza e spontaneità? O ancora: non è che Beck ci ha fottuto tutti quanti, e già dietro quel primo piano spaurito di Sea Change si celava un abile musicista che se la rideva e ci ricordava, un'altra volta ancora, che l'arte si insinua tra una maschera che indossiamo e l'altra?
mercoledì 5 marzo 2014
L'altro lato del palcoscenico...
Come il gatto Ulisse, Llewyn Davis viaggia, si perde, per poi tornare al principio. Llewyn Davis come prototipo del folk-singer che non solo non è stato illuminato dal fugace lampo di un attimo di fortuna; no, Llewyn, doppia L, è come un loser al quadrato, che si vede aprire e chiudere porte da cui sembra destinato a passare - quando gli va bene - senza rimanere né da una parte né dall'altra. Ma forse non è nemmeno così, come lui stesso ammonisce: "al mondo ci sono due categorie di persone: quelle che dividono il mondo in arrivisti e perdenti, e quelli che non lo fanno". O più semplicemente, per dirla alla Graham Nash con la sua King Midas in reverse, un Re Mida colpito da maledizione, che distrugge tutto ciò che tocca. La sua storia invece tocca con delicatezza. E in finale l'ironia della sorte: eseguire il proprio numero prima dell'esibizione di un ancora anonimo Bob Dylan. Questione di timing?
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