E' consigliato parlare con gli sconosciuti ...

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lunedì 25 luglio 2016

Moscablu



Cyro Baptista

Bluefly
(Tzadik, 2016)



Personnel:
Cyro Baptista: Percussion, Vocals 
Tim Keiper: Kamel Ngoni, Drum Set 
Ira Coleman: Bass 
Vincent Segal: Cello 

Featuring
Romero Lubambo: Guitar 
Brian Marsella: Shahi Baaja, Andes #25F, Fender Rhodes 
Ikue Mori: Laptop 
Amir Ziv: Drums 
Mark Ari: Samples 
Justin Bias: Samples 
Kevin Breit: Mandolin Orchestra 
Cabello: Percussion 
Felipe Calderon: Samples 
Andy Caploe: Samples 
Alessandro Ciari: Samples 
Cadu Costa: Guitar, Clarinet 
Chikako Iwahori: Surdo 
Franca Landau: Samples 
Zé Maurício: Surdo 
Marcelo Paganini: Samples 
Max Pollak: Surdo 
Steve Sandberg: Samples 
Leni Stern
Gene Torres: Samples 





Una meraviglia totale. Pare la versione aggiornata al 2016 di Baden Powell e Vinicius, per lo più strumentale e a tratti elettrificata.

Magico e misterioso come poche cose ascoltate quest'anno: Bluefly del percussionista brasiliano, peraltro veterano, Cyro Baptista.

Consigliatissimo.


mercoledì 23 marzo 2016

Afro-Blue










Dream of a land my soul is from
I hear a hand stroke on a drum

Shades of delight cocoa hue
Rich as the night, afro blue

Elegant boy, beautiful girl
Dancing for joy, delicate whirl

Shades of delight cocoa hue
Rich as the night, afro blue

Two lovers dance face to face with undulating grace
They gently sway then slip away to some secluded place

Shades of delight cocoa hue
Rich as the night, afro blue

mercoledì 3 febbraio 2016

Home



Quanta manna in questo 2016 musicale! Rokia Traoré ci delizierà col suo nuovo album, in uscita la prossima settimana: Né So ('Casa').
Il sito della Nonesuch riporta alcune informazioni: la produzione - anche questa volta affidata a John Parish, la presenza di una cover di Strange Fruit di Billie Holiday, e la partecipazione di alcuni musicisti tipo John Paul Jones e Devendra Banhart. 
Ma l'autentica chicca, almeno per quanto mi riguarda, è il coinvolgimento - non so ancora se a livello testuale o interpretativo, o entrambi - della grande Toni Morrison. E, visto lo spessore sociale e umano della title-track, direi che la sua presenza non mi sorprende.


mercoledì 13 gennaio 2016

TisDass



Fanculo a tutti i terrorismi e gli estremismi, ecco un grande disco di rock'n'roll direttamente dal Sahel.

Sulle orme stilistiche dei Tinariwen più elettrici e del Bombino all'altezza del capolavoro Agadez, ecco l'opera prima del bassista del Group BombinoKildjate Moussa Albadé. L'album, Yamedan, uscito a nome TisDass lo scorso dicembre per sahelsounds, è acquistabile sul sito della label per 7 dollari, in formato MP3 e FLAC. E' disponibile anche una musicassetta :-)

Peccato non averlo inserito nella top 2015, il disco merita.




sabato 19 dicembre 2015

Otto parte seconda



E' uscito a settembre il Vol.2 de Musica per una società senza pensieri di Mauro Ottolini & Sousaphonix, e nemmeno lo sapevo :(

Dal sito Egea Music:

La musica è uno dei pochi elementi capaci di unire popoli e culture diverse fra loro. Abbiamo esempi straordinari, come quello della cantante egiziana Oum Kalthoum che riuscì con le sue canzoni ad emozionare e unire tutto il popolo arabo. Ecco perché con la complicità di Vanessa e dei Sousaphonix ho voluto tradurre testi arabi, parole che parlano di amore e di fratellanza, riscrivere ninne nanne giapponesi e russe, far cantare ad un coro di montagna una canzone ucraina. Abbiamo registrato dal vivo un coro di bambini di Haiti che intonano una canzone dedicata a Babbo Natale, proprio a quel Babbo Natale tanto prodigo con l'Occidente ma che quando si tratta di guardare a Sud ancora una volta volutamente li ignora. È troppo impegnato a distribuire doni ai bambini ricchi! 


Rockin' the suburbs







1. Tinde (Tinariwen Feat. Lalla Badi)
2. Tamiditin
3. Koudedazamin
4. Imidiwan Ahi Sigidam
5. Tamatant Tiley
6. Tinde (Lalla Badi)
7. Azawad
8. Chaghaybou
9. Toumast Tincha
10. Tiwayyen
11. Emin Assosam
12. Tinde Final (Tinariwen Feat. Lalla Badi)



mercoledì 23 settembre 2015

Congo - Angola - Bahia



Un attimo del vostro tempo per condividere la gioia dell'ascolto di Tempo & Magma (Ajabu!, 2014) di Tiganà Santana. Doppio per ragioni estetico-concettuali che non di durata (Interior / Anterior).

Il ponte metaforico Africa-Brasile declinato da Jorge Ben, eccolo qua. Questa volta con pezzi per lo più autografi, la voce del Nostro si libra eterea su corde gentili e su un finissimo tessuto percussivo, sospeso, come si diceva, a metà tra i due continenti. Anzi, per essere precisi, Tiganà ha trovato il suo baricentro artistico-antropologico a Dakar, in Senegal, dove ha registrato il disco insieme a musicisti locali. E quello che si respira è, infatti, un profumo ancestrale, quasi un riandare a ritroso alla ricerca delle proprie origini, tentando nel frattempo di registrare il cambiamento che avviene, interiormente, durante il percorso. Una cosmogonia personale, che parla però anche di molto altro, di numerose altre traiettorie di vita. 

A ricordarci, in epoca di muri e filo spinato (quando la finiremo?), che siamo mondi inevitabilmente e inestricabilmente in relazione. Più in connessione di quanto immaginiamo.


venerdì 12 giugno 2015

Kinshasa Succursale



Tradi-modern? Al di là delle etichette, il Congo è un calderone musicale ribollente di idee e di accostamenti ritmici tanto arditi quanto inauditi.

Sulla scia di Konono N°1 e Kasai All Stars, ecco Mbongwana Star, (From Kinshasa * World Circuit, 2015), gruppo congolese in cui confluiscono membri dei già grandi Staff Benda Bilili. Dunque, rumba forsennata lanciata su basi electro e techno, all'interno di un tappeto sonoro in cui la differenza - come si diceva tempo fa per i Kasai All Stars - la fa l'attitudine (un'estetica dell'oggetto trovato, direbbe qualcuno): musica fatta con lamiere e materiali recuperati nelle discariche di Kinshasa, all'insegna di una elettronica letteralmente 'povera'. Anzi, più che povera, geniale nella sua paradossalità: un guardare verso il basso (e forse anche dal basso) per rilanciare lo sguardo verso il cielo e l'orizzonte; un tramutare alchemico di ciò che è passato, dismesso, inutile e rifiutato in una sonda esplorativa e creativa tesa in avanti, verso un possibile (più equo) futuro. 

D'altra parte Brian Eno diceva che l'artista (sto parafrasando) mescola, ignora e recupera idee e spunti, contribuendo ad una evoluzione delle metafore (o, invertendo la traduzione, creando delle metafore che producono cambiamento, in una parola generative). Come a dire che gli artisti non buttano via nulla, ma, umilmente, studiano, osservano, si dedicano alla riscoperta, al recupero e a nuove tessiture di passato/presente/futuro.

E qui non siamo per nulla dalle parti di una eccentricità esotica di pura superficie, fidatevi. Una musica del genere fatta con altra strumentazione non suonerebbe certamente così.

E poi, mbongwana - lo scopro ora - significa proprio cambiamento.



venerdì 15 maggio 2015

Persi e ritrovati


Dovete sapere, tale è la mia devozione a questo progetto musicale, che custodisco gelosamente nell'armadio un poster con la locandina di Buena Vista Social Club di Wim Wenders (la strada de L'Avana con la figura di Ibrahim Ferrer che avanza lungo il marciapiede), acquistato qualche anno fa a Barcellona. Continuo a tenerlo lì, insieme ad altri 'preziosi' reperti, in attesa di un'occasione speciale in cui appenderlo, per riservargli il giusto spazio d'onore. Una vicenda simile, mi viene ora da pensare sorridendo, alla parabola - umana, artistica - degli Eroi di Buena Vista Social Club: rimasti per decine di anni, umilmente, al di fuori dei circuiti locali, stelle e talenti caduti nel dimenticatoio, e internazionali, perfetti sconosciuti fino all'operazione - anche qui: umana, ancor prima che musicale - di (ri)scoperta e valorizzazione compiuta da Wim Wenders e Ry Cooder.

Ora molti di quei protagonisti saliti alla ribalta in tarda età sono scomparsi, ma (per una volta!) che bella sorpresa il destino ha riservato loro: girare Europa e Stati Uniti, incidere album venduti in tutto il mondo, ottenere un riconoscimento forse nemmeno così desiderato e mai tanto meritato. Dopo il concerto alla Carnegie Hall di New York edito qualche anno fa, la World Circuit manda in commercio una raccolta di brani in precedenza mai pubblicati, se non nella versione in studio negli album solisti dei nostri eroi. Alla faccia degli scarti ...
C'è da piangere a sentire Ibrahim Ferrer in Bruca Manigua acclamata dal vivo, l'intreccio vocale di Compay Segundo e Eliades Ochoa in Macusa, la splendida Omara Portuondo in Lacrimas Negras e Tiene Sabor, le armonie di Ruben Gonzales al pianoforte (con tanto di improvvisazione vocale nella traccia nascosta!). Ma c'è anche molto da scoprire, specialmente riguardo alla dimensione ritmica: Black Chicken 37 è una chicca sublime, esotismo sospeso in una bolla onirica e terrena a un tempo, numero di alta scuola di Orlando 'Cachaìto' Lopez al contrabbasso e Angà Dìaz alle percussioni. Sull'onda dell'entusiasmo ho recuperato i loro due album solisti, che all'epoca mi erano sfuggiti: Cachaìto (2001) e Echu Minga (2004). Imperdibili, soprattutto il secondo. In ogni caso, l'uno suona anche nel disco dell'altro.





   Persi e ritrovati. Sì, per non lasciarci mai più. Buon ascolto e buone vibrazioni!



sabato 25 aprile 2015

L'epica dello ngoni



Pazzesco. Ancora più elettrico dei due precedenti (Siran Fen è una cavalcata da far tremare), e ad un primo ascolto prodotto egregiamente (la cricca della Glitterhouse/Glitterbeat è, tutto sommato, affidabilissima e appassionata). Temevo che, come Bombino, sarebbe sceso a compromessi; invece nemmeno per idea. Ayé Sira Ba (che intreccio di livelli sonori!) e Waati fanno quasi credere che Hendrix in realtà non sia morto più di quaranta anni fa ma semplicemente perduto in Mali.

Dal vivo Bassekou e amici promettono sconvolgimenti tellurici.
Tour dalle mie parti no?



Wap Do Wap

Vola leggero come un palloncino questo Akö
 (2015, No Format), suonando lieve e felicemente incatalogabile. 

Forse glocal-pop? Gioco inutile quello delle categorizzazioni. 
So solo che il camerunense Blick Bassy mi ha fatto svegliare un giorno con la melodia di Tell Me nelle orecchie (e nel cuore). Ed è stato un gran dolce risveglio.

lunedì 22 settembre 2014

The Heliocentrics Worlds of Orlando Julius



Praticamente un ibrido afrobeat/funk stile blaxploitation. Meno male che è arrivato questo disco ad allietare l'inizio di un autunno che in realtà è rimasto latente per tutta l'estate. Orlando Julius è tornato in grande spolvero - il trattamento Strut/Heliocentrics fa bene a tutti: salute!


domenica 7 settembre 2014

Lo stato dell'arte dell'afrobeat



Bixiga 70 from Brasil. Ovvero una delle odierne incarnazioni di sound meticcio afrobeat/ethio-jazz meglio pensate e suonate. Con giusto una spruzzata di aromi percussivi tipicamente locali.
Grande disco questo Ocupai(Mais Um Discos, 2013), con la quaterna Kriptonita/Tigre/Tangarai/Retirantes tanto potente da far resuscitare lo spirito mai domo di Fela.