E' consigliato parlare con gli sconosciuti ...

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lunedì 25 luglio 2016

Moscablu



Cyro Baptista

Bluefly
(Tzadik, 2016)



Personnel:
Cyro Baptista: Percussion, Vocals 
Tim Keiper: Kamel Ngoni, Drum Set 
Ira Coleman: Bass 
Vincent Segal: Cello 

Featuring
Romero Lubambo: Guitar 
Brian Marsella: Shahi Baaja, Andes #25F, Fender Rhodes 
Ikue Mori: Laptop 
Amir Ziv: Drums 
Mark Ari: Samples 
Justin Bias: Samples 
Kevin Breit: Mandolin Orchestra 
Cabello: Percussion 
Felipe Calderon: Samples 
Andy Caploe: Samples 
Alessandro Ciari: Samples 
Cadu Costa: Guitar, Clarinet 
Chikako Iwahori: Surdo 
Franca Landau: Samples 
Zé Maurício: Surdo 
Marcelo Paganini: Samples 
Max Pollak: Surdo 
Steve Sandberg: Samples 
Leni Stern
Gene Torres: Samples 





Una meraviglia totale. Pare la versione aggiornata al 2016 di Baden Powell e Vinicius, per lo più strumentale e a tratti elettrificata.

Magico e misterioso come poche cose ascoltate quest'anno: Bluefly del percussionista brasiliano, peraltro veterano, Cyro Baptista.

Consigliatissimo.


sabato 28 novembre 2015

Cose invisibili, ma reali


Thiago França
Sambanzo: Coisas Invisìveis
(autoprodotto, 2015)


Brasile, Africa occidentale, jazz e ritmi tradizionali. La miscela che, nelle mani 'giuste', diventa incandescente. In questo caso le mani, e il fiato, sono quello del sassofonista di San Paolo Thiago França, uno che bazzica i circuiti 'giusti' dell'avant-jazz brasiliano, ambito in grandissimo fermento (Sao Paolo Underground, Chicago Underground Duo, in gran parte farina del sacco di Rob Mazurek per intenderci).

Disco interessantissimo, diverso dal precedente Sambanzo, più spostato verso suggestioni ethio-jazz. Per estimatori del genere ... ma non solo. 
E' un peccato che musica così, disponibile per l'ascolto su youtube e per il download gratuito, non trovi orecchie pronte ad accoglierla.



sabato 17 ottobre 2015

Nana



Con questa chicca da far piangere tanto è bella vi auguro buon fine settimana ;-)

mercoledì 23 settembre 2015

Congo - Angola - Bahia



Un attimo del vostro tempo per condividere la gioia dell'ascolto di Tempo & Magma (Ajabu!, 2014) di Tiganà Santana. Doppio per ragioni estetico-concettuali che non di durata (Interior / Anterior).

Il ponte metaforico Africa-Brasile declinato da Jorge Ben, eccolo qua. Questa volta con pezzi per lo più autografi, la voce del Nostro si libra eterea su corde gentili e su un finissimo tessuto percussivo, sospeso, come si diceva, a metà tra i due continenti. Anzi, per essere precisi, Tiganà ha trovato il suo baricentro artistico-antropologico a Dakar, in Senegal, dove ha registrato il disco insieme a musicisti locali. E quello che si respira è, infatti, un profumo ancestrale, quasi un riandare a ritroso alla ricerca delle proprie origini, tentando nel frattempo di registrare il cambiamento che avviene, interiormente, durante il percorso. Una cosmogonia personale, che parla però anche di molto altro, di numerose altre traiettorie di vita. 

A ricordarci, in epoca di muri e filo spinato (quando la finiremo?), che siamo mondi inevitabilmente e inestricabilmente in relazione. Più in connessione di quanto immaginiamo.


sabato 18 aprile 2015

Il Sale della (T)terra


Sono riuscita a vederlo. Finalmente, direte voi. Già, perché è praticamente impossibile trovare film come questo nelle desolanti multisala di provincia.

Difficile dire l'emozione di un'opera come Il sale della terra (W. Wenders, 2014), ri-narrazione - di e a partire da immagini - della vita e dell'impegno sociale del fotografo brasiliano Sebastião Salgado. In esso, l'intera parabola dell'umanità: la (com)passione per le persone, la curiosità e il rispetto per la differenza; la disillusione e lo sdegno per un ciclo - quello della violenza - che implacabilmente si ripete, in momenti e a latitudini diverse; la rabbia impotente - urlata attraverso la macchina fotografica - per la tragica indifferenza-rimozione collettiva da parte di governi e abitanti del "primo" mondo. 
Ma anche, fortunatamente, la speranza e la rinascita, coltivate ritornando al principio (alla Genesis) e rivitalizzando, in senso metaforico e letterale, le proprie radici. 

Un grazie commosso a Sebastiao Salgado, e a un regista come Wim Wenders, anche lui a proprio modo testimone e custode del lavoro di persone e mondi "altri".


giovedì 15 gennaio 2015

Orfeo Branco



Non so se sia solo il brivido del momento oppure se resisterà anche sulla distanza, ma questo Dança Dos Tempos (Now Again, 2015) di Fabiano Do Nascimento mi incanta, riportandomi ai ritmi misteriosi e alle melodie arcane de Os Afro-Sambas di Baden Powell e Vinicius De Moraes, uno dei dischi con la musica più bella in assoluto che io abbia mai ascoltato. 

Per giunta il ragazzo suona la chitarra classica magnificamente, il che gli vale come minimo mezza stella in più. 


domenica 7 settembre 2014

Lo stato dell'arte dell'afrobeat



Bixiga 70 from Brasil. Ovvero una delle odierne incarnazioni di sound meticcio afrobeat/ethio-jazz meglio pensate e suonate. Con giusto una spruzzata di aromi percussivi tipicamente locali.
Grande disco questo Ocupai(Mais Um Discos, 2013), con la quaterna Kriptonita/Tigre/Tangarai/Retirantes tanto potente da far resuscitare lo spirito mai domo di Fela.


sabato 3 maggio 2014

TJ Festival

Flash da Torino Jazz Festival (30 aprile, 1 maggio 2014)


CAETANO VELOSO
ABRAÇAÇO TOUR 2014
(Piazza Castello, 30 aprile 2014)

Per Caetano gli anni sembrano non passare mai. Uno splendido concerto, contrassegnato dall'elettricità distorta e dall'orgogliosa vitalità dell'ultimo trittico di album (Cé, Zii e Zie, Abraçaço). Come sempre negli ultimi anni, accompagnato dalla talentuosa (e giovane) Banda Cé: Pedro Sà (chitarre), Marcelo Callado (batteria e percussioni), Ricardo Dias Gomes (basso). Oltre alla musica, o per meglio dire, grazie alla musica, un mirabile esempio di integrazione: tra generazioni, linguaggi, sonorità.
P.S.: grazie per Alguem Cantando, Triste Bahia e Nine Out Of Ten, ero commossa!






TARANTA NERA: Officina Zoé, Baba Sissoko, Mamani Keita, Sourakhata Dioubate (Piazza Castello, 1 maggio 2014)

Da far tremare il pavimento :-)




ANTONELLO SALIS, GAVINO MURGIA, HAMID DRAKE, PAOLO ANGELI
(Piazza Castello, 1 maggio 2014)


La folgorazione della giornata. Conoscevo il mostro (di bravura) Hamid Drake, il bravissimo Paolo Angeli con la sua 'chitarra preparata', vera e propria propaggine corporea, e soltanto di nome Antonello Salis, un folletto incredibile che si suddivide tra pianoforte suonato con tutte le parti del corpo, tastiere, percussioni e fisarmonica. Un quartetto con un tiro incredibile. A ricordarci per l'ennesima volta che è il jazz la musica dal vivo per antonomasia.

sabato 7 settembre 2013

SMS: Short Music Sentences












Mark Lanegan - Imitations (Vagrant Records, 2013). Sono una debole, d'altro canto voglio essere sincera: se non posso riavere indietro il Lanegan di The Winding Sheet, Whiskey For The Holy Ghost e Field Songs, allora non mi lamento di questo ritorno alle cover d'autore. Avrei preferito una veste ancor più essenziale, alla maniera del sublime I'll Take Care Of You, ma non si può avere tutto, no? E comunque sentirlo cantare a quel modo Brompton Oratory di Nick Cave è una gran bell'esperienza emotiva ancor prima che uditiva.














Kelompok Kampungan - Mencar Tuhan (1980, rist. Light In The Attic 2013). Trattasi di una gemma ristampata dalla ormai imprescindibile Light In The Attic. Come dei Jethro Tull orientali, avvalendomi dell'orrido gioco dei riferimenti semplicemente per dare un'idea di come possa suonare una band indonesiana dal nome semi impronunciabile, che si divertiva a suonare progressive folk nella terra natìa durante gli anni settanta-primi anni ottanta. Da ascoltare. Credo che i giapponesi Ghost un orecchio o due glielo abbiano anche prestato.














Mulatu Astatke - Sketches Of Ethiopia (Jazz Village, 2013). Quanto ti ho atteso, Mulatu!!! L'ho potuto ascoltare soltanto una volta, e per giunta distrattamente. Indi per cui dovrò riparlarne. L'impressione è comunque buona, forse con un pizzico di maniera in più rispetto al precedente. Ma all'icona dell'ethio-sound possiamo certo perdonarlo. Le vette per ora mi sembrano poste in apertura, la splendida Azmari, le incalzanti Gamo e Hager Fiker, e in chiusura, la collaborazione con Fatoumata Diawara, la leggiadra Surma. Se volessero farmi felici questi due farebbero un intero disco insieme.














Tiganà Santana - The Invention Of Colour (Ajabu!, 2013). Da dove è sbucato questo ragazzo dovete chiederlo al rabdomante Borguez (grazie!). Che miracolo un disco del genere nel 2013! E' vero, fa venire in mente l'anima nera di Milton Nascimento, ma pure l'elegante intensità di un Terry Callier in giro per i sentieri dell'Africa Occidentale. Un preziosissimo ponte Africa Brasil, come da suggestione Jorgebeniana. 














Jon Lucien - Rashida (RCA, 1973). Autentico capolavoro di quel soul venato di jazz e di inflessioni caraibiche questo di Jon Lucien. Ancor più bello e ispirato del successivo Mind's Eye (1974).