E' consigliato parlare con gli sconosciuti ...

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sabato 12 luglio 2014

Assi



Whoa, chi dice che Billy Wilder era buono solo a fare commedie dovrebbe vedere L'Asso nella Manica (1951), preferibilmente dopo Giorni Perduti (1945).

Amaro e scuro come la cava in cui è intrappolato uno dei personaggi, con un Kirk Douglas da urlo.


giovedì 10 luglio 2014

2014: scent of a woman

Ad eccezione di Tinariwen e pochi altri, il 2014 si sta per me configurando, su un piano musicale, come un anno profondamente donna ... la metà come minimo sono dei piccoli grandi capolavori, il rimanente soltanto dischi bellissimi ...



lunedì 24 febbraio 2014

Let's go fly a kite!



Rende giustizia alla profondità di libro e film originario, un piccolo rito di pacificazione collettiva coi bimbi che ci portiamo dentro. Come dice Walt Disney/Tom Hanks: "Noi narratori mettiamo ordine attraverso l'immaginazione". Quanto è vero. Che bello (ed utile!) sarebbe riuscire a trasformare la vita in un'opera d'arte!  

On a lighter note: finalmente un tributo agli splendidi Sherman Brothers!



giovedì 16 gennaio 2014

Da un deserto all'altro



Puntuali come degli svizzeri del Canton Ticino (e invece sono originari del Mali!), ritornano i miei beneamati Tinariwen, con un album che uscirà il prossimo 11 febbraio per la ANTI-, che avrà il titolo di Emmaar. Ho saputo che è stato registrato interamente nel Deserto di Joshua, in California. Vediamo un po' con quali 'commistioni desertiche' ci stupiranno!

venerdì 20 dicembre 2013

Un disco e un libro



Sì, è proprio Bryan Ferry, non si tratta di omonimia. Operazione dichiaratamente ispirata a quegli anni, ma ragazzi, che delizia.

Da accompagnare, seguendo il suggerimento del titolo, alla lettura del magnifico e surreale "I Racconti dell'Età del Jazz" di Fitzgerald, di cui la grafica dell'album riprende il design della copertina originale.

Se avete un caminetto, poi, sarebbe l'ideale. Una tazza di buon tè - o cioccolata, de gustibus - e non vorrete più uscirne.


martedì 12 novembre 2013

Ascensions


"Fu allora che, fra bagliori di luce, superando di un balzo il tetto della prigione e il cielo della California, fui libero, in mezzo alle stelle. Camminavo fra le stelle. Ero un bambino, un bambino coperto di lunghi abiti dai tenui colori, delicati, soffici, luccicanti nel freddo chiarore delle stelle. Erano abiti che si basavano, come è ovvio, su quelli che da bambino avevo visto addosso agli artisti del circo e sull'idea che allora mi ero fatto delle vesti degli angeli. 
Comunque sia, così vestito avanzavo nello spazio interstellare, esaltato dalla coscienza di essere partito per una grande avventura che mi avrebbe infine consentito di impadronirmi delle formule del cosmo e di conoscere i più arcani segreti dell'universo. In mano avevo una lunga bacchetta di vetro. Sapevo, dentro di me, che con essa avrei dovuto toccare tutte le stelle che avessi incontrato sul mio cammino".

-- JACK LONDON, Il Vagabondo Delle Stelle 
(The Star Rover, 1915)


sabato 7 settembre 2013

SMS: Short Music Sentences












Mark Lanegan - Imitations (Vagrant Records, 2013). Sono una debole, d'altro canto voglio essere sincera: se non posso riavere indietro il Lanegan di The Winding Sheet, Whiskey For The Holy Ghost e Field Songs, allora non mi lamento di questo ritorno alle cover d'autore. Avrei preferito una veste ancor più essenziale, alla maniera del sublime I'll Take Care Of You, ma non si può avere tutto, no? E comunque sentirlo cantare a quel modo Brompton Oratory di Nick Cave è una gran bell'esperienza emotiva ancor prima che uditiva.














Kelompok Kampungan - Mencar Tuhan (1980, rist. Light In The Attic 2013). Trattasi di una gemma ristampata dalla ormai imprescindibile Light In The Attic. Come dei Jethro Tull orientali, avvalendomi dell'orrido gioco dei riferimenti semplicemente per dare un'idea di come possa suonare una band indonesiana dal nome semi impronunciabile, che si divertiva a suonare progressive folk nella terra natìa durante gli anni settanta-primi anni ottanta. Da ascoltare. Credo che i giapponesi Ghost un orecchio o due glielo abbiano anche prestato.














Mulatu Astatke - Sketches Of Ethiopia (Jazz Village, 2013). Quanto ti ho atteso, Mulatu!!! L'ho potuto ascoltare soltanto una volta, e per giunta distrattamente. Indi per cui dovrò riparlarne. L'impressione è comunque buona, forse con un pizzico di maniera in più rispetto al precedente. Ma all'icona dell'ethio-sound possiamo certo perdonarlo. Le vette per ora mi sembrano poste in apertura, la splendida Azmari, le incalzanti Gamo e Hager Fiker, e in chiusura, la collaborazione con Fatoumata Diawara, la leggiadra Surma. Se volessero farmi felici questi due farebbero un intero disco insieme.














Tiganà Santana - The Invention Of Colour (Ajabu!, 2013). Da dove è sbucato questo ragazzo dovete chiederlo al rabdomante Borguez (grazie!). Che miracolo un disco del genere nel 2013! E' vero, fa venire in mente l'anima nera di Milton Nascimento, ma pure l'elegante intensità di un Terry Callier in giro per i sentieri dell'Africa Occidentale. Un preziosissimo ponte Africa Brasil, come da suggestione Jorgebeniana. 














Jon Lucien - Rashida (RCA, 1973). Autentico capolavoro di quel soul venato di jazz e di inflessioni caraibiche questo di Jon Lucien. Ancor più bello e ispirato del successivo Mind's Eye (1974).

giovedì 18 luglio 2013

Le Scarpette Rosse

Le Scarpette Rosse (The Red Shoes, M. Powell / E. Pressburger, 1948)

Un film che si ispira ad una fiaba e che si configura come una fiaba dentro a una fiaba. La triste vicenda della ballerina Victoria Page (Moira Shearer), la sua passione totalizzante per il ballo, il suo amore (in)felice, il suo ultimo sacrificio, trasfigurati visivamente e narrativamente ne Le Scarpette Rosse di Hans Christian Andersen. Un'opera splendida, che riconcilia con l'idea stessa di cinema, con una Moira Shearer leggiadra ed un cast di attori/ballerini superbo. Più che a un film è come assistere ad un sogno ad occhi aperti, nel quale è così facile venire risucchiati: la sequenza centrale del balletto è incantevole, a tratti delirante, e trova nel collasso surrealista fra i vari livelli della realtà narrativa il proprio trionfo. Un festa per gli occhi che non ha davvero nulla da invidiare alla maestosità (per non chiamarla kitscheria) di certo cinema odierno (Luuuuuhrmaaaaann?!).
Le Scarpette Rosse mostrano che, quando le contraddizioni esistenziali paiono insanabili e la scelta impossibile, il compromesso non può che essere estremo. Cosa ci può salvare? Soltanto la creatività e la poesia sublimante del gesto. 




In ultimo mi viene spontaneo ringraziare Martin Scorsese per essere stato uno dei principali promotori ed artefici del restauro di questo film. Che, è sempre bene sottolinearlo, è del 1948 ed è opera del geniale duo Powell/Pressburger (Il Narciso Nero, 1947).

lunedì 15 luglio 2013

Classic Movies di una Notte di Mezza Estate

La Notte Dell'Iguana (Night Of The Iguana, J. Huston, 1964).

Tratto da una piece di Tennessee Williams, in quel bianco e nero dei primi sessanta che mi fa impazzire e che tanto contrasta con le location messicane esotiche e assolate del film, La Notte Dell'Iguana è la notte delle debolezze, delle passioni e delle contraddizioni umane. Il classico film che, con attori qualsiasi, risulterebbe imbarazzante se non addirittura fastidioso; ha invece nel trio Burton (perfetto nei panni del prete alcolista affamato di donne) / Gardner (mai così malinconica, vitale e sensuale) / Kerr (al solito strepitosa nel ruolo della figura femminile candidamente umile e saggia) un tris d'assi. Non riesco a decidermi se mi piace di più questo o, sempre per restare nel novero dei film ispirati ai lavori di Williams, l'altrettanto notevole Improvvisamente, L'Estate Scorsa (1959) di Mankiewicz, col trio Katharine Hepburn (la mia dea), Montgomery Clift ed una superba Elizabeth Taylor.



Becket E Il Suo Re (Becket, P. Glenville, 1964). Ma quanto era (è) dannatamente bravo Peter O'Toole ad interpretare i ruoli di personaggi eccentrici quando non totalmente folli, come questo Enrico III? Il vero eroe qui è tuttavia l'amato consigliere/alleato/amico e poi odiato avversario Thomas Becket (Richard Burton), come peraltro si allude nel titolo originale. Al di là della vicenda storica, che può o meno risultare di interesse, quel che qui incanta è la dinamica tra i due protagonisti, animati da due interpreti in stato di grazia.



Gambit, Grande Furto Al Semiramis (Gambit, R. Neame, 1966).

Trattasi della versione originale del filmetto uscito di recente con Colin Firth, Cameron Diaz e Alan Rickman. Che ve lo dico a fare: Shirley MacLaine è sempre impagabile e il confronto con Cameron Diaz non è nemmeno ipotizzabile; Michael Caine è il Britishman nella sua accezione impeccabile e definitiva, roba da inserirlo in un dizionario illustrato alla voce 'Englishman come icona di stile'. Ad ogni modo, commedia senza pretese ma deliziosa, che si è vista 'rubare' dal remake anche la gag narrativa più originale (ovviamente).




Il Ribelle (None But The Lonely Heart, C. Odets, 1944).

L'unico film, insieme a Penny Serenade (Ho Sognato Un Angelo, 1941) dello stesso periodo, per il quale Cary Grant ricevette una nomination agli Oscar come miglior attore (statuetta che, ingiustizia delle ingiustizie, non ottenne mai se non come premio alla carriera). D'accordo, è un film che sente tutti i suoi quasi settant'anni di età, ma brilla ancora di un fascino e di una malinconia irresistibili, attualissimo per temi e dinamiche: l'intensità e la forte ambivalenza del legame madre-figlio, il cinismo e la disillusione nei confronti di una società nella quale la legge del più potente è quanto mai inscalfibile, un amore ricambiato ma destinato ad essere irrealizzabile, l'assistere impotenti al soffocamento dei propri sogni e al frantumarsi dei propri ideali. Chiunque sia ancora convinto che Archie Leach fosse semplicemente un bravo comedian è invitato a vedersi questo film insieme a Notorious (1946) e a People Will Talk (La Gente Mormora, 1951).

venerdì 12 luglio 2013

Welcome to Hitchcockland!


Tutte le foto qui pubblicate sono di LAURA
Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures (Milano, Palazzo Reale, 21 giugno - 22 settembre 2013)

Entrare nel mondo di Hitch, per un fan, è come entrare al luna park. La mostra si snoda su un percorso che, attraverso scatti dietro le quinte, filmati, citazioni del Maestro e commenti di attori, produttori e collaboratori, ripercorre la carriera del Nostro soffermandosi sul periodo Universal. Ben strutturata, col giusto appeal stilistico, si vede chiaramente che è stata pensata e creata per attirare il pubblico più ampio possibile. Non che sia un male, ed è pure coerente col personaggio, probabilmente il più popolare cineasta del secolo scorso. Che però viene spesso banalizzato ed etichettato semplicemente come il "maestro del brivido": è pur vero, ma il mondo di passioni, pulsioni e contraddizioni di Hitch è assai più complesso e profondo di come viene ritratto. E vabbè. 
Di cosa avrei fatto volentieri a meno: di Canova che, col solito atteggiamento di quello che se ne intende, utilizza spunti non suoi ma tratti  dallo splendido "Il Cinema secondo Hitchcock" (il famoso libro-intervista di Truffaut).
Cosa avrei invece enormemente gradito: qualche scatto con Cary Grant, l'altro autentico alter ego hitchcockiano insieme a Jimmy Stewart (si dice che James Stewart incarnasse il tipo d'uomo in cui Hitch si rispecchiava realisticamente, mentre Cary rappresentasse aspetti legati ad un ideale maschile ammirato). Capisco che i film migliori con lui siano stati quelli dei '40 - su tutti Notorious - ma anche Intrigo Internazionale non scherza. Personalmente avrei preferito un po' meno Psycho (bellissimo, ma anche basta), un po' meno Gli Uccelli (decisamente meno bello, e quindi basta, grazie). L'overload de La Finestra Sul Cortile non può che avere la mia approvazione, così come l'ampio spazio dedicato a Vertigo (con numerosi commenti di Kim Novak, recentemente ospitata a Cannes per la proiezione della versione restaturata del film), molto sensato.

A parte questi nei, un'esperienza molto divertente (come potete notare dalle mie espressioni ebeti :-D).

giovedì 4 luglio 2013

Sketches Of Mulatu (In Arrivo!)



Nuovo album, Sketches Of Ethiopia, in uscita a settembre per Jazz Village. Immaginate un'emoticon con espressione commossa :-)

P.S.: in uno dei brani sarà ospite Fatou!!!



giovedì 20 giugno 2013

Un sms per disco

Bau - Inspiração (Lusafrica, 1998). La morna capoverdiana come musica di autentico struggimento e passione: quanto è vero.



Chucho Valdes & The Afro-Cuban Messengers (Jazz Village, 2013) - Borfer-Free. Raffinatissimo, proprio come il tocco al pianoforte di Chucho. Jazz latino cinque stelle deluxe.


Le Mystere Jazz De Tombouctou (Kunkan 1977, ristampa Light In The Attic/Kindred Spirits 2010). Mali is the place.


Etran Finatawa - The Sahara Sessions (Riverboat Records, 2013). Con loro si va sempre sul sicuro. La loro è la musica della quiete, del cielo stellato che guarda e protegge tutti quanti noi.


Paolo Angeli - Sale Quanto Basta (Arti Malandrine, 2013). Uno dei dischi più interessanti e intensi ascoltati quest'anno, impossibile parlarne in due righe. Spero che sia comunque sufficiente per stuzzicare la curiosità dei passanti.


Rokia Traoré - Bowmboi (Nonesuch, 2003). Rokia ha una discografia mediamente fantastica (e pensare che prima non me la filavo granché!). E Bowmboi è un album da ascoltare infinite volte: il passo verso il superamento e la sublimazione della musica popolare mandé viene decisamente compiuto, in modo clamoroso. Kronos Quartet adiuvat.


Vieux Farka Touré - Mon Pays (Six Degrees Records, 2013). Vieux, caro Vieux. Copertina orrenda. Ma la musica è quella tua e del tuo papà.


Melt Yourself Down - Melt Yourself Down (Leaf Records, 2013). Non ho ancora ben capito chi diamine siano (gente degli Heliocentrics, che ha suonato con Mulatu, etc.). E non ho ancora ben compreso che cazzo di musica suonino (probabilmente un mix di afrobeat, punk, avant-jazz, electro, dance). Ma l'album è STRE-PI-TO-SO.


Francis Bebey - African Electronic Music 1975-1982 (Born Bad Records, 2012). A differenza del disco di Vieux, questo ha una cover magnifica. Ma è niente in confronto al contenuto. Dispiace che molti indie-kids preferiscano ascoltare i Vampire Weekend piuttosto che roba come questa.


Samba Touré- Albala (Glitterhouse Records, 2013). Samba è l'altra mia base sicura in Mali insieme a Bassekou Kouyate e Toumani Diabate. Terzo, ottimo lavoro.


Jon Madof - Zion80 (Tzadik, 2013). Disco afrobeat dell'anno, senza se e senza ma. O meglio, jewish afrobeat.  Che cast di musicisti, ragazzi!


Ukandanz - Yetchalal (Buda Musique, 2012). The Ex & Getatchew Mekurya docent. Post-punk gioiosamente contagiato con ethio-funk e ethio-jazz. E' un gran bel sentire, e dal vivo ancor di più.


Dirtmusic - Troubles (Glitterhouse, 2013). BKO era il classico disco di indie-rock/blues americano trapiantato nel deserto (il classico nientedeche, del tipo: l'album di Owiny Sigoma Band se ne faceva un baffo). Questo Troubles invece è molto interessante, parla un linguaggio finalmente diverso. Mi ha sorpreso. Devo riascoltarlo.


Ali Mohammed Birra - Great Oromo Music: Ethiopiques 28 (Buda Musique, 2013). Che miniera di musica l'Etiopia! Volete farmi un regalo? L'intera collezione di Ethiopiques, una trentina di uscite edite negli ultimi 4-5 anni da Buda Musique (con un'operazione musicale-antropologica da cinema, e sulla quale mi sono soffermata mille altre volte nei miei blog precedenti). La Great Oromo Music è un qualcosa che scalda le viscere e ti fa muovere i muscoli.

The Notorious Hitch



The length of a film should be directly related
to the endurance of the human bladder.


Sebbene il mio Hitch preferito rimanga quello del periodo pre-Universal, all'incirca anni '40-primi '50, questo a Palazzo Reale è per me un appuntamento imperdibile ;-)

Da domani al 22 settembre, settanta scatti tratti dal backstage dei film girati per la Universal, da La Finestra Sul Cortile (1954) a Complotto Di Famiglia (1976). Non mi resta che augurarvi buon divertimento, oppure, come avrebbe detto il Maestro, Everyone loves a good murder!

venerdì 24 maggio 2013

The Ex Unbound

The Ex & Brass Unbound - Enormous Door (Ex Records, 2013)

The Ex sono tra le band che maggiormente incarnano quello spirito che, su un piano artistico, intellettuale ed umano, apprezzo ed ammiro non solo in ambito musicale ma di approccio all'esistenza e all'Altro in senso lato. Un approccio caratterizzato dalla curiosità per le piste poco battute e per i sentieri inesplorati, dall'attenzione per le briciole - raccolte, valorizzate e tramutate in sostanzioso companatico, da legami intessuti che trascendono la dimensione del qui ed ora del viaggio e dell'esperienza immediata. Enormous Door è per lo più composto da materiale inedito, con l'eccezione di un brano - Bicycle Illusion - contenuto nel precedente (splendido) lavoro Catch My Shoe (Ex Records, 2010). Il sound e la filosofia di fondo sono i medesimi che animano le ultime prove dal vivo e in studio: i recenti tour con Getatchew Mekurya e le collaborazioni/commistioni rispetto alle quali i Nostri non sono di certo nuovi (vedi le passate esperienze col violoncellista Tom Cora, per citarne una) rappresentano un bagaglio che ha ormai inevitabilmente e felicemente contaminato il modo di viversi come musicisti e artisti. Gli spunti sono situabili in una zona ibrida dove il consueto post-punk civicamente e politicamente consapevole, marchio di fabbrica della band, si allaccia in maniera naturale e feconda ad echi africani e alla musica popolare etiope nello specifico (Belomi Benna). E, per un Getatchew Mekurya che a questo giro riposa, c'è il dream-team Brass Unbound che subentra con una corazzata di fiati a tratti epici, a tratti scomodi, sempre graffianti.

Al momento questa è la mia musica da sogno.


The Ex + Brass Unbound

  • Andy Moor - guitar, baritone guitar
  • Terrie Hessels - guitar, baritone guitar
  • Arnold de Boer - vocals, guitar, sampler
  • Katherina Bornefeld - drums, vocals
  • Mats Gustafsson - baritone sax
  • Ken Vandermark - tenor + baritone sax, clarinet
  • Wolter Wierbos - trombone
  • Roy Paci - trumpet

Tracklisting

  • 1. Last Famous Words (5:56)
  • 2. Every Sixth Is Cracked (6:29)
  • 3. Belomi Benna (4:32)
  • 4. Red Cow (3:28)
  • 5. Our Leaky Homes (4:21)
  • 6. Bicycle Illusion (7:04)
  • 7. We Are Made Of Places (5:20)
  • 8. Theme From Konono No.2 (7:08)

venerdì 26 aprile 2013

Il Mondo è Piccolo



Mundo Pequenino (2013): ovvero la sintesi perfetta fra l'immediatezza armonica di Cancao Ao Lado (2008) e le levità sussurrate e suonate in punta di dita di Dois Selos E Um Carimbo (2010).

La creatura Deolinda è ormai diventata un esemplare splendido di musica popolare nel senso più alto del termine.

P.S.: Ana Bacalhau! Salvaci da quella gatta miagolante che osa violentare ripetutamente Over The Rainbow in pubblicità!