E' consigliato parlare con gli sconosciuti ...

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mercoledì 30 dicembre 2015

I magnifici due



In attesa di vedere il film, godiamoci un altro momento tanto agognato: IL sodalizio artistico!!!





mercoledì 5 marzo 2014

L'altro lato del palcoscenico...


Come il gatto Ulisse, Llewyn Davis viaggia, si perde, per poi tornare al principio. Llewyn Davis come prototipo del folk-singer che non solo non è stato illuminato dal fugace lampo di un attimo di fortuna; no, Llewyn, doppia L, è come un loser al quadrato, che si vede aprire e chiudere porte da cui sembra destinato a passare - quando gli va bene - senza rimanere né da una parte né dall'altra. Ma forse non è nemmeno così, come lui stesso ammonisce: "al mondo ci sono due categorie di persone: quelle che dividono il mondo in arrivisti e perdenti, e quelli che non lo fanno". O più semplicemente, per dirla alla Graham Nash con la sua King Midas in reverse, un Re Mida colpito da maledizione, che distrugge tutto ciò che tocca. La sua storia invece tocca con delicatezza. E in finale l'ironia della sorte: eseguire il proprio numero prima dell'esibizione di un ancora anonimo Bob Dylan. Questione di timing?

lunedì 24 febbraio 2014

Let's go fly a kite!



Rende giustizia alla profondità di libro e film originario, un piccolo rito di pacificazione collettiva coi bimbi che ci portiamo dentro. Come dice Walt Disney/Tom Hanks: "Noi narratori mettiamo ordine attraverso l'immaginazione". Quanto è vero. Che bello (ed utile!) sarebbe riuscire a trasformare la vita in un'opera d'arte!  

On a lighter note: finalmente un tributo agli splendidi Sherman Brothers!



venerdì 27 dicembre 2013

Caput Movies

La languida New York della splendida fotografia in bianco e nero di Woody, quella deserta in cui un solitario taxi giallo si profila all'orizzonte e libera una iconica Audrey, il volto di un giovanissimo Dustin Hoffman seguito da vicino mentre scende dall'aereo, con la melodia immortale di Sounds Of Silence a dar corpo ai suoi pensieri (con lo stacco tra l'intro acustica e la parte elettrica a spingere il personaggio sulla passerella mobile, muovendo così anche la narrazione) ... ma anche le inconfondibili invenzioni grafiche di Saul Bass, le musiche di Henry Mancini ... ovvero, l'arte dei titoli di testa ...


 












venerdì 15 febbraio 2013

Born on the Bayou


Se solo il film è bello la metà della colonna sonora, e dicono che lo sia...

Come un Sufjan Stevens sperduto nel Bayou, a dialogare con strane creature e cuccioli silenziosi...


martedì 29 gennaio 2013

Petra Unchained

Due sono i dischi che mi stanno ossessionando in questi giorni di gelo nebbioso, due album che hanno a che vedere con il cinema ma in maniera differente, non soltanto perché dei due soltanto il primo è una colonna sonora, ma anche per le particolari qualità di talento che li informano.

VV.AA. DJANGO UNCHAINED O.S.T. (2012)

Sappiamo tutti che la perizia e la passione tarantiniane non sono confinate all'ambito della regia, ma si estendono anche in campo musicale, ed è ormai ben noto il grado di fissazione di Quentin per la ricerca e scoperta di vinili impolverati, appartenenti alle tradizioni più disparate. Impensabile, dunque, che per il suo blaxploit-western non andasse ad affondare le mani nei forzieri dei grandi compositori nostrani, non solo i Morricone, ma anche i Bacalov e i Riz Ortolani. Sì, perché a svettare non è di certo un eccessivamente poppettaro John Legend (niente a che vedere con la negritudine del disco con i Roots) e nemmeno il bricolage tra The Payback di James Brown e Untouchable di 2Pac, ma sono le composizioni dei maestri di cui sopra che brillano. Quasi non fossero passati quei 40 anni di media che ci separano dalla pubblicazione originale.  Ne cito una, I Giorni Dell'Ira di Ortolani. Semplicemente da pelle d'oca, e perfetta nel suo incedere che ricorda quello di un cavallo lungo una distesa desolata. Special mention per la superba collaborazione, speriamo da Oscar, tra Elisa ed Ennio Morricone, Ancora Qui.




PETRA HADEN - PETRA GOES TO THE MOVIES (ANTI-, 2013)

Petra Haden, ovvero: una one-woman band. Tra interpretazioni più tradizionali (Calling You, da Bagdad Café) e pezzi con sovraincisioni polifoniche della sua voce, mentre intona a cappella parti melodiche e vocalizzi ritmici (l'incredibile tema di Psycho, ma anche quello, splendido, di Rebel Without A Cause, Gioventù Bruciata). C'è spazio anche per gli italiani, l'ovvio Ennio Morricone (Per un pugno di dollari) e Nino Rota (con una pescata dalla colonna sonora de La Strada), e per compositori ormai 'classici' del cinema americano, come John Williams (Superman Theme). Un occhio alla (post)modernità (Hand Covers Bruise, da The Social Network), e il gioco è fatto. Abbiamo uno dei primi grandi dischi del 2013.