E' consigliato parlare con gli sconosciuti ...
lunedì 9 novembre 2015
domenica 8 novembre 2015
Montparnasse Morocco
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sabato 7 novembre 2015
Musica per ipnotici matrimoni elettrificati
Abba Gargando
Abba Gargando
(Sahelsounds, 2015)
"Low-fi Tuareg guitar from renowned Timbouctou musician Abba Gargando. Original compositions and folklore classics from hypnotic electrified weddings to quiet fireside recordings in the refugee camps. Collected and recorded on cellphones, sparse recordings in the medium where he is best known".
Ho vergognosamente copiato e incollato la descrizione fornita dal comunicato stampa della Sahelsounds perché in primo luogo è scritta benissimo, e poi perché il fascino visionario delle parole rispecchia efficacemente e felicemente quello della musica.
Abba Gargando è un nome che non mi è nuovo. Dopo una breve ricerca sul sempre utile rateyourmusic, scopro che un suo pezzo compariva nella interessantissima raccolta Laila je t'aime (Mississippi Records/Sahelsounds, 2012), ideale prosecuzione di una serie di cassettine di culto sempre uscite per Sahelsounds (Music from Saharan Cellphones).
Il mio corpo, il mio cuore, i miei pensieri, tutto vibra gioiosamente quando ascolto musica del genere. Parlando qualche settimana fa con gli amici di Radio Pane Salame (ciao ragazzi!) di musica del popolo Tamasheq, o Tuareg che dir si voglia, si diceva del magnetismo di questi suoni del deserto, rock'n'roll nell'attitudine combattiva e blues nell'anima, che hanno bisogno tuttavia di un tempo di acclimatamento alle nostre orecchie. In maniera sensata si rilevava la necessità di penetrare, almeno un minimo, in un contesto artistico e geo-culturale ricchissimo, ma distante anni luce dal nostro modo di intendere l'arte, la vita, la società, le relazioni. Basti solo pensare alle difficoltà linguistiche, che ci portano ad usare indistintamente termini ed espressioni che tra loro coincidenti non sono (ad esempio: tamasheq è il dialetto parlato nel territorio di Timbouktou, tishoumaren è il nome specifico del genere musicale, da noi chiamato per comodità tuareg music). O ancora, le differenze lessicali, che fanno riflettere su quanto il modo di nominare le cose del mondo sia anche un modo per crearle e renderle vive, importanti e ricche di sfumature ai nostri occhi: ad esempio tenere è soltanto uno dei molti modi per designare il deserto.
Questo riscaldamento per farci entrare meglio nell'ottica di Abba Gargando e della sua musica, che a mio parere sposta ancora un poco più in là gli immaginari confini creativi dei suoni del popolo tuareg. Confini che, a ben vedere, sono una bella frottola umana, la cui realtà illusoria emerge come una fata morgana tra le dune dei deserti del Sahel.
In Abba Gargando la trance e la circolarità ipnotica dei suoni vengono esaltate, oltre che dai riff delle chitarre, da un lavoro sulla ritmica che utilizza l'elettronica e non so quali altre diavolerie (una drum-machine? purtroppo le informazioni in rete non abbondano). Ci sono melodie sopraffine, e cose che piacerebbero un mondo ai fan del kraut-rock e di certo electro-pop odierno. E che effetto di straniamento pensare che il materiale è invece stato registrato e prodotto in Mali e Mauritania!
Si tratta di musica che viene tuttora scambiata e condivisa attraverso le micro-sim dei cellulari.
Uno di quei casi in cui il medium, pur con i limiti a livello di pulizia sonora, diventa parte essenziale e vitale della cifra stilistica del contenuto. Un diverso modo di intendere la bassa fedeltà dunque, non lavorata in una cameretta dell'Upper East Side di Manhattan, ma ricavata con gli strumenti che si hanno a disposizione, sotto una tenda, in compagnia di innumerevoli granelli di sabbia, e di persone.
Less is more ... ma è davvero less?
Uno di quei casi in cui il medium, pur con i limiti a livello di pulizia sonora, diventa parte essenziale e vitale della cifra stilistica del contenuto. Un diverso modo di intendere la bassa fedeltà dunque, non lavorata in una cameretta dell'Upper East Side di Manhattan, ma ricavata con gli strumenti che si hanno a disposizione, sotto una tenda, in compagnia di innumerevoli granelli di sabbia, e di persone.
Less is more ... ma è davvero less?
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venerdì 6 novembre 2015
Una passeggiata nei boschi
Tratto dallo splendido libro di quel folle adorabile di Bill Bryson (ne parlai mesi fa a proposito de L'Estate in cui accadde tutto), il film - presentato al Sundance Festival e uscito a settembre negli USA - non ha ancora, e mi vien da dire, ovviamente, una possibile data di uscita italiana ...
Cast di sicuro affidamento, basta dare un occhio alla locandina ;-)
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sabato 31 ottobre 2015
Fratelli
Chi mi segue da un po' è a conoscenza della mia passione per quella musica denominata ethio-jazz, il cui suono magnetico, duttile e aperto alle contaminazioni è stato portato negli ultimi anni alla ribalta dalla superba collana Ethiopiques, curata dalla parigina Buda Musique. Gli illuminati di questa label si sono letteralmente immersi nella (ri)scoperta e nella pubblicazione per un più ampio mercato di un autentico patrimonio artistico-musicale, quello delle balere di Addis Abeba e della vicina Eritrea. 'Balere' detto nel senso più nobile del termine, come luogo sociale di incontro e di aggregazione, in cui grandissimi come Mulatu Astatke, Tilahun Gessesse, Getatchew Mekurya, Mahmoud Ahmed, a cavallo tra gli anni 60 e 70, facevano danzare una generazione di giovani al ritmo ipnotico di quello che verrà poi definito ethio-jazz.
La mia non è che una piccola parentesi, volta a rendere giustizia, contestualizzando un poco, ad un movimento fondamentale, in cui il termine 'jazz' potrebbe a tratti risultare fuorviante, e rappresentativo se non di alcuni dei percorsi artistici a cui si è poco sopra accennato (ad esempio un Mulatu Astatke, che ebbe la possibilità di proseguire la propria carriera a Boston e New York, dove contaminò la propria musica con sonorità latine). Per rendere poi ragione dell'estrema attualità di questi suoni, non resta che citare due dischi a mio modo di vedere essenziali, usciti nell'ultimo decennio: l'ethio-punk (!!!) di Moa Anbessa di The Ex & Getatchew Mekurya (2007), e l'avant-jazz/funk afrofuturista (qui mi diverto io con le etichette) di Inspiration Information di Mulatu Astatke & The Heliocentrics (2009). Lavori, a mio parere, da ascoltare, non soltanto se si è appassionati di nicchia funk-jazz.
| Mulatu Astatke |
Ma torniamo a bomba. La scorsa settimana mi arriva all'attenzione, fresco fresco di Soundway Records, questo Wondem di un tal Dexter Story.
Mi informo su internet, e apprendo che Dexter Story è un produttore e musicista losangelino, che ha lavorato con la créme dell'hip-hop/nu-soul americano. Trovandosi di recente a collaborare con la band emergente Ethio Cali, di stanza a LA, si appassiona - guarda un po' - alla scena ethio-jazz. Wondem (Soundway, 2015) non è che il frutto, naturale, ispirato, di questo itinerario di scoperta. I pezzi sono ad occhio quelli del repertorio classico ethio-jazz (mi salta all'occhio subito Lalibela), reinterpretati e riarrangiati secondo un gusto tutto personale, un po' pop, un po' electro, un po' afro-futuro. Spiccano la orchestrale Mowa, realizzata insieme ad un altro produttore-arrangiatore che personalmente trovo fantastico - Miguel Atwood-Ferguson, e la immateriale Yene Konjo ("mia bella", in lingua amarica).
Disco inaspettato, che si insinua con delicata fermezza. Bello.
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giovedì 29 ottobre 2015
Immersioni
Ho un rapporto un po' controverso con Joanna Newsom, specialmente con il suo disco precedente (il triplo, monumentale Have One On Me del 2010).
Ma la ragazza ha talento, cristallino, e in quantità tale da poterlo distribuire ai poveri.
Negli ultimi giorni, in macchina, mi è capitato di ascoltare ripetutamente Divers (Drag City, 2015). Più lo frequento e più mi piace, da morire.
Difficile isolare i pezzi l'uno dall'altro, poiché si presentano senza soluzione di continuità.
Sembra una colonna sonora.
Di un film che non è ancora stato girato, di una sceneggiatura che non è ancora stata scritta.
Di una vita che ha ancora da essere vissuta.
Applausi a Joanna e alla sua poesia.
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mercoledì 28 ottobre 2015
Ci siamo quasi ...
"Per questo, abbiamo deciso di costruire, con alcuni expoemi, cinque storie alternative, cinque favole che Expo non vi ha raccontato, cinque contronarrazioni per riattivare il dubbio.
Le abbiamo scritte a piccoli gruppi, collettivamente, perché pensiamo che anche il modo di produrre una storia faccia parte dell’altrimenti che si vuol raccontare, desiderare e infine costruire.
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wu ming
domenica 25 ottobre 2015
It's a dog's world!
Chissà quando avremo (SE mai la avremo) una continuazione del progetto Mondo Cane. Mike Patton, d'altra parte, è imprevedibile.
L'unico fatto certo è che sul disco, datato 2010, erano finiti soltanto una decina di pezzi (con alcune esclusioni eccellenti ...).
E pensare a come ancora potrebbe divertirsi (e far divertire noi, ovviamente), con ulteriori Modugno, un Carosone ...
Intanto consoliamoci con questi due bellissimi concerti, il primissimo al di fuori dei confini italici (Amsterdam, 2008), il secondo a Santiago del Cile (del 2011), che vede la performance priva della tromba di Roy Paci ma arricchita dal delizioso swing di un clarinetto e di un flauto traverso (suonati da Enrico Gabrielli dei Calibro 35!).
Ed io continuo a sognarlo mentre canta Parlami d'amore Mariu' e Vecchio Frack ...
sabato 24 ottobre 2015
sabato 17 ottobre 2015
Nana
Con questa chicca da far piangere tanto è bella vi auguro buon fine settimana ;-)
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