Ad eccezione di Tinariwen e pochi altri, il 2014 si sta per me configurando, su un piano musicale, come un anno profondamente donna ... la metà come minimo sono dei piccoli grandi capolavori, il rimanente soltanto dischi bellissimi ...
Perdonatemi se ai Kaiser Chiefs che imperversano sul palco di Glastonbury preferisco i Kasai Allstars.
Ne ho lette di ogni su di loro. Tutte vere eh, non importa quanto la belga Crammed Discs con le sue Congotronics li stia pompando. Comprendono membri di diverse band, tra cui gli affini Konono N°1, configurandosi dunque come una sorta di super-gruppo, oltre ad alcuni ospiti speciali di area indie (Juana Molina, Deerhoof), senza la partecipazione dei quali il disco, ci scommettiamo, sarebbe riuscito comunque a meraviglia. Il loro suono è una paradossale rumba terzomondista, in cui la creazione di un ipnotico e possibile 'ritmo del futuro' passa attraverso il riciclo di oggetti e materiali recuperati per strada o in discarica. Un messaggio tutt'altro che banale, in quanto a creatività (siamo dalle parti di una 'estetica dell'oggetto trovato'), e pure su un piano sociale, se non ci si limita a considerare la questione come puramente musicale. Come a dire che il futuro è già qui, oppure non esiste se non in trovate presenti che con il loro guizzo ribaltano il senso del passato, tramutando un pezzo di lamiera in un likembe in grado di produrre suoni e mondi.
Ora ho capito perché Hidden (2012) e The Hunt (2014) non mi convincevano appieno: troppo smaccati i riferimenti, afrobeat ed ethio-jazz, la mano non troppo ferma; insomma, il classico compitino. Ieri sera l'illuminazione: i Jungle By Night, da Amsterdam, sono un gruppo di nove adolescenti. Volendo esagerare, con un'età media di 18-20 anni. Saltano come grilli e adorano il cibo italiano (decantate più volte le specialità del posto: risotto, gorgonzola e biscotti). Discreti strumentisti, energia da vendere, e soprattutto una orgogliosa nota di diversità rispetto ai coetanei: nell'iPod i dischi di Fela Kuti e Mulatu Astatke, e quelli delle decine di band, europee ed americane, dedite a tali sonorità. Ciò che colpisce del loro proporsi dal vivo è che trattano tale materia musicale con tanta foga ed entusiasmo da sembrare una indie-rock band con i fiati in luogo delle chitarre. Il risultato, strutturalmente non catturabile in studio, è un ritmo privato della sua componente 'negra' e tramutato, anche sul piano del dinamismo e della corporeità dei musicisti sul palco, in musica da club (!).
D'altronde, come sottolineavano ieri sera: we like to ballareeee!