Super notizia: i Gov't Mule al Dieci Giorni Suonati di Vigevano! 10 luglio 2013: serata con Warren Haynes, sudando tutti quanti insieme :-)
E' consigliato parlare con gli sconosciuti ...
sabato 30 marzo 2013
venerdì 29 marzo 2013
Bombino Prodigio
Eccoci qua. Mi hanno fregato anche Bombino. Premetto che il disco, Nomad, in uscita fra pochi giorni per la None Such (Agadez uscì per Cumbancha due anni fa), non l'ho ancora ascoltato per intero. Giusto qualche scampolo per rendermi conto di come e quanto Dan Auerbach abbia addomesticato e vintageizzato il suono della band di Omara Moctar. E, per quanto si possa dedurre da sample di pochi secondi, l'addomesticamento ad uso e consumo delle orecchie del pubblico americano e anglofono è già più che evidente. Che tristezza. I pezzi provengono per lo più dai due album pre-debutto ufficiale, il primo a nome Group Bombino (Guitars From Agadez Vol.2, uscito nel 2009 per la Sublime Frequencies) ed il secondo come Omara Moctar aka 'Bambino' (Agamgam, 2004). Quindi poco materiale realmente inedito, e per giunta prodotto nel modo di cui sopra e spacciato per roba scoperta dal meritevole talento dei ganzi della None Such.
Fortunatamente dal vivo Bombino e la sua band spaccano ancora, e rifulgono di tutto il loro grezzo ed autentico splendore.
venerdì 15 marzo 2013
A Mali Estremi...
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| Super 11 - Super Onze (Two Speakers, 2011) |
Acquistato in mp3 sul loro sito su bandcamp. Come dice il rabdomante occidentale in trasferta nel deserto Justin Adams, sono "devastating". Da Gao, Mali. Suonano insieme dal 1986, ed hanno partecipato svariate volte al Festival Au Desért (per maggiori informazioni: sito ufficiale). Merita tanti, tanti altri ascolti Super Onze, ma ve lo volevo immediatamente segnalare, perché siamo al livello dell'Ali Farka di cui sotto, registrato però in un ambiente sonoro con tutti i crismi.
Astenersi i perditempo e i non estimatori del genere, perché qui siamo in terre realmente estreme.
Favolosi. Takamba Super Onze from Gao.
giovedì 14 marzo 2013
AFT Strikes Back
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| Ali Farka Toure - Ni Foli (cassetta 1984, rist. Honest Jon's 2011) |
Un'autentica gemma che difficilmente avrei scoperto, se non grazie al prezioso lavoro classificatorio del sito Rate Your Music (che, tra le altre cose, è come una droga). Cioè...Ali Farka Toure, nell'ormai lontano 1984, preconizzava con una serenità ed una naturalezza proprie soltanto dei geni quello che sarebbe stato lo sviluppo del blues del deserto - o tuareg sound che dir si voglia - di lì ai successivi venti o trenta anni. E con ciò intendo anche i gruppi della Sublime Frequencies a me cari, Group Doueh, Group Inerane, Bombino e accolita della sfrenata session desertica dai suoni distorti e a bassa fedeltà, così come un disco dell'anno scorso che ho molto apprezzato, quello della band di Afel Bocoum, gli Alkibar Gignor (La Paix, Sahel Sounds, 2012).
Incredibile, dunque, come una ristampa del 2011 di una musicassetta inizialmente circolante solo in Mali possa spostare paletti prospettici e modificare anche radicalmente giudizi in un nanosecondo.
sabato 23 febbraio 2013
Places To Be
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Bruce Chatwin, se non lo conoscete
dovete rimediare. Altrimenti amatelo
sulla fiducia.
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Immagino che ciascuno di noi abbia dei luoghi dell'anima preferiti. Alcuni ne fanno una questione di irrequietezza esistenziale, non riuscendo (volendo?) a mettere radici e trovando la loro ragion d'essere nel perenne vagare. Altri, pur provando una antropologica curiosità per il mondo intero, al viaggio sostituiscono la vacanza, e si accontentano pigramente di luoghi della mente, da vezzeggiare e da cui farsi coccolare. E poi, fortunatamente, c'è tutto un arcobaleno sfumato e variegato di persone, che viaggiano per i più svariati motivi, talvolta anche restando ferme.
E se, assecondando tali fantasticherie, provassimo a pensare alle musiche che identifichiamo con, o che aiutano a raffigurarci, i nostri territori speciali, quelli nei quali troviamo piacevole o intrigante vagabondare. Delle immagini, dei frame in movimento che prendono forma nei nostri scenari mentali grazie a pennellate di note, che a loro volta divengono ancor più ricche e coinvolgenti, in una parola nostre. Più che delle semplici reveries, questi scenari diventano parte di noi e del modo stesso col quale ci relazioniamo con il mondo e con noi stessi. Finisce che ci affezioniamo a loro, sorta di fantasie sul punto di tramutarsi in aspettative, al punto da temere di avventurarci al di fuori dei loro rassicuranti confini, prefigurandoci una 'realtà' che non sarà mai all'altezza.
Seguendo queste suggestioni, credo che al momento i miei due luoghi musicali favoriti siano il Mali - metteteci dentro Ali Farka Toure, tutti quei meravigliosi chitarristi e griots, il fascino irraggiungibile di Timbuctu e del Niger, il Festival Au Désert, e chissà cos'altro - e la Louisiana. Sì, la Louisiana. Perché più ascolto musica che lì è stata fecondata, incubata e allevata, e più mi convinco che le sue terre rappresentino un punto di convergenza degli influssi più diversi e lontani, una sorta di utero del meticciato. E qui, mentre scrivo, suggestioni visive anche assai distanti le une dalle altre si materializzano, da immagini sbiadite e in bianco e nero di campi di cotone, a paesaggi paludosi tra l'apocalisse e la sopravvivenza dolorosa e fiera a là Beasts Of The Southern Wild, sino alle luci scintillanti delle insegne dei locali e all'allegria carnascialesca di Bourbon Street. E' un territorio tutto mio, che, per forza di cose, mentre scrivo sto anche un po' condividendo (perdendo?). E' un luogo dove convivono le brass band di ottoni, tanto quelle storiche quanto quelle giovani; dove il jazz si fa blues ma al contempo è tutt'uno con il funk; dove la voodoo music e gli antri più misteriosi risiedono, da bravi vicini di casa, accanto al bluegrass coi suoi banjo trillanti e violini malinconici. Un luogo musicale della mente cui lo scrivere e il descrivere non renderanno mai giustizia. Ma ci si prova. Si tenta di acchiapparne un flash, un pezzettino. Temo, però, che sia come cercare di imprigionare una fata.
Ad ogni modo, eccovi la mia Louisiana:
Ad ogni modo, eccovi la mia Louisiana:
Louis Armstrong - New Orleans Nights (1954).
Per entrare in atmosfera. Tra parate carnevalesche e veglie funebri.
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| New Orleans Funk: The Original Sound Of Funk Volume 2 (2008). Selezione cremosa e gustosa della Soul Jazz. |
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| Preservation Hall Jazz Band - 50th Anniversary Collection (2012). Cofanetto quadruplo in onore del cinquantennale di attività della band. Da buttare giù tutto d'un fiato, senza quasi rendersene conto.
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venerdì 22 febbraio 2013
Experience Fanga!
FANGA / MAALEM ABDALLAH GUINEA - FANGNAWA EXPERIENCE (STRUT, 2012)
Chi conosce il collettivo afrobeat francese Fanga sa che la sua proposta rappresenta quanto di meglio si possa gustare nell'attuale menù dell'afrosound mondiale. Fangnawa Experience (Strut, 2012) esce lo scorso anno per la affidabile Strut Records, e vede la compartecipazione di Maalem Abdallah Guinea e della sua band, Nasse Ejadba. Il titolo è più che mai esplicativo: la combriccola prende una manciata di pezzi già editi dai Fanga e li ri-incide, plasmando una creatura dalle indubbie movenze afrobeat mescolate al sound e al ritmo ipnotico della marocchina Gnawa music. Saranno in tour in Europa quest'anno. Se dal vivo suonano esplosivi e trance-medianici anche solo la metà di quanto accade sul disco (come appare dal video) allora consiglio di non lasciarseli scappare. Ma quanto scommettete che dall'Italia non passeranno (come gran parte dei tour delle band di Strut, Soundway, etc.)?
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venerdì 15 febbraio 2013
Born on the Bayou
Se solo il film è bello la metà della colonna sonora, e dicono che lo sia...
Come un Sufjan Stevens sperduto nel Bayou, a dialogare con strane creature e cuccioli silenziosi...
martedì 29 gennaio 2013
Petra Unchained
Due sono i dischi che mi stanno ossessionando in questi giorni di gelo nebbioso, due album che hanno a che vedere con il cinema ma in maniera differente, non soltanto perché dei due soltanto il primo è una colonna sonora, ma anche per le particolari qualità di talento che li informano.
VV.AA. DJANGO UNCHAINED O.S.T. (2012)
Sappiamo tutti che la perizia e la passione tarantiniane non sono confinate all'ambito della regia, ma si estendono anche in campo musicale, ed è ormai ben noto il grado di fissazione di Quentin per la ricerca e scoperta di vinili impolverati, appartenenti alle tradizioni più disparate. Impensabile, dunque, che per il suo blaxploit-western non andasse ad affondare le mani nei forzieri dei grandi compositori nostrani, non solo i Morricone, ma anche i Bacalov e i Riz Ortolani. Sì, perché a svettare non è di certo un eccessivamente poppettaro John Legend (niente a che vedere con la negritudine del disco con i Roots) e nemmeno il bricolage tra The Payback di James Brown e Untouchable di 2Pac, ma sono le composizioni dei maestri di cui sopra che brillano. Quasi non fossero passati quei 40 anni di media che ci separano dalla pubblicazione originale. Ne cito una, I Giorni Dell'Ira di Ortolani. Semplicemente da pelle d'oca, e perfetta nel suo incedere che ricorda quello di un cavallo lungo una distesa desolata. Special mention per la superba collaborazione, speriamo da Oscar, tra Elisa ed Ennio Morricone, Ancora Qui.
PETRA HADEN - PETRA GOES TO THE MOVIES (ANTI-, 2013)
Petra Haden, ovvero: una one-woman band. Tra interpretazioni più tradizionali (Calling You, da Bagdad Café) e pezzi con sovraincisioni polifoniche della sua voce, mentre intona a cappella parti melodiche e vocalizzi ritmici (l'incredibile tema di Psycho, ma anche quello, splendido, di Rebel Without A Cause, Gioventù Bruciata). C'è spazio anche per gli italiani, l'ovvio Ennio Morricone (Per un pugno di dollari) e Nino Rota (con una pescata dalla colonna sonora de La Strada), e per compositori ormai 'classici' del cinema americano, come John Williams (Superman Theme). Un occhio alla (post)modernità (Hand Covers Bruise, da The Social Network), e il gioco è fatto. Abbiamo uno dei primi grandi dischi del 2013.
venerdì 25 gennaio 2013
Prove tecniche di trasmissione

Prima o poi mi deciderò. Credo.
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